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I 20 anni del Zawinul Syndicate

Pubblichiamo la versione completa dell'articolo scritto da Marco Piretti e pubblicato sul numero di agosto 2007 della rivista JazzIt.

La versione grafica in PDF dell'articolo è disponibile a questo indirizzo.

Buona lettura.

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Scrivere dei Zawinul Syndicate non è impresa facilissima, soprattutto perché i fatti sono recenti e pertanto l’opera di questa formazione non ha potuto essere metabolizzata a sufficienza non solo dalla critica ma anche dal pubblico più o meno esperto.
Nel tentativo di ricostruire la non breve storia dei Syndicate, val la pena di citare gli eventi che hanno portato alla sua costituzione. Dopo la registrazione dell’album dei Weather Report “Sportin’ Life” (Columbia, 1985), Joe Zawinul e Wayne Shorter decidono di concedersi una pausa di riposo e riflessione, per dedicarsi finalmente a progetti individuali che da tempo avevano in mente. I Weather Report pertanto non vanno in tour (da questo periodo scaturiscono i lavori individuali dei due musicisti, “Dialects” di Zawinul e “Atlantis” di Shorter). Alla fine del 1985, la Columbia Records richiede la registrazione di un ulteriore album dei Weather Report, prevista contrattualmente. Nasce così l’ultimo album dei WR, “This is This” (Columbia, 1986), sicuramente il meno riuscito del gruppo, nel quale però vengono poste le basi per la futura direzione che Zawinul imprimerà alla sua musica, innanzitutto la sostituzione del sassofono di Shorter con la chitarra elettrica, la quale per la verità (sarà per la presenza di uno “special guest” del calibro di Carlos Santana) in “This is This” ha un ruolo molto più solistico di quanto non avverrà in seguito.
Con il rifiuto di Shorter di seguire Zawinul nel tour successivo a quest’ultimo album, l’inserimento della chitarra elettrica diventa stabile; nascono i Weather Update, formazione che avrà vita molto breve, costituita in fretta e furia soprattutto per portare avanti il tour 1986; inizialmente Zawinul pensa a John Scofield, poi ripiega su Steve Khan, che si unisce al gruppo, composto in massima parte da ex-Weather Report (Peter Erskine alla batteria, Victor Bailey al basso elettrico, Robert Thomas Jr. alle percussioni).
Dopo la conclusione del tour, anch’esso non brillantissimo, seppur con un miglioramento graduale delle prestazioni della band (si ricorda un’ottima performance italiana svoltasi a Torino), la formazione di disgrega: Zawinul, da uomo intelligente qual è sempre stato, capisce che è il momento di ripensare totalmente il suo stile e creare qualcosa di nuovo.
Nasce così il progetto Zawinul Syndicate. Il primo lavoro del gruppo, “The Immigrants” (Columbia, 1988) è un po’ il manifesto del nuovo corso: si accentuano gli elementi “world music”, assieme alle reminescenze soul-jazz risalenti al periodo della collaborazione con Cannonball Adderley (non a caso è presente una versione della celeberrima “Mercy, Mercy, Mercy”, cantata dalle Perry Sisters); sono percettibili memorie nostalgiche dell’Europa (del resto, ogni rinnovamento spesso implica un ritorno al passato), e un accento pop un po’ più marcato che in precedenza. Protagonisti delle incisioni in studio sono Abraham Laboriel (basso), Cornell Rochester (batteria), e Scott Henderson (chitarra). Laboriel, non interessato a partecipare al tour, viene sostituito da Gerald Veasley, bassista di Filadelfia, virtuoso del basso a sei corde, che resterà nel gruppo per diversi anni. Ha inizio così il primo tour dei Zawinul Syndicate.
Il loro secondo lavoro, “Black Water” (Columbia, 1989) prosegue sulla scia del precedente; nella band torna Robert Thomas Jr., mentre compare “Carnavalito”, uno dei pezzi che riscuoterà maggiore successo. Le performance della formazione sono considerevoli, come visibile nel DVD che documenta una loro esibizione in Germania, ancora disponibile per i canali ufficiali.
All’inizio degli anni Novanta, Scott Henderson lascia i Syndicate per concentrarsi, assieme a Gary Willis, sul suo proprio gruppo. Henderson viene sostituito da Randy Bernsen, già noto per aver collaborato con Jaco Pastorius, mentre alla batteria subentra Mike Baker, tra l’altro ottimo vocalist. E’ questa la formazione con la quale viene prodotto “Lost Tribes” (Columbia, 1992), il terzo lavoro dei Syndicate, un album a nostro parere più solido dei precedenti, dove le nuove alchimie espressive di Zawinul iniziano a farsi più collaudate e convincenti. Compaiono pezzi memorabili quali “Patriots”, “South Africa”, un brano dai forti accenti politici, dedicato alla liberazione di Nelson Mandela, e lo stesso “Lost Tribes”, indubbiamente uno dei più affascinanti dell’album, nel quale Zawinul fa un massiccio uso del “Pepe”, il particolarissimo strumento da lui ideato in collaborazione con Korg.
In questi anni avvengono alcuni episodi che sono determinanti per il prosieguo dell’attività artistica di Zawinul. E’ noto che anche gli aspetti di tipo economico hanno una loro influenza sulla musica, è un fatto inevitabile ed è stato così per tutti i musicisti; da questo punto di vista, in anni nei quali la musica è diventata ormai un qualcosa di eminentemente commerciale, i relativamente ridotti volumi di vendita non possono soddisfare una etichetta come la Columbia Records, prevalentemente orientata alla pop music. Si indebolisce pertanto il legame di Zawinul con la casa discografica che lo aveva accompagnato negli anni formidabili dei Weather Report.
Un altro evento risulta molto importante per il futuro dei Syndicate: nel 1991, Zawinul viene chiamato ad arrangiare la musica dell’album “Amen” di Salif Keita. Nelle sessioni di registrazione, si incontra con una schiera di dotatissimi musicisti di origine africana, dei quali resta affascinato (tra i presenti, ricordiamo Paco Sery ed Etienne ‘M’Bappé, i quali collaboreranno lungamente con Zawinul negli anni a venire). I giorni passati assieme a questi musicisti in sala d’incisione rimarranno lungamente nella mente e nel cuore di Joe Zawinul, che inizierà ad elaborare nuove forme espressive, oltre che ad utilizzare maggiormente musicisti provenienti dal cosiddetto “terzo mondo”, non solo dall’Africa, ma dotati di abilità ed espressività fuori dal comune.
Nei tour 1994 e 1995, durante i quali si assiste a diversi mutamenti di formazione (compaiono Amit Chatterjee, Fareed Haque, Paco Sery, Arto Tuncboyacian, tutti musicisti che contribuiranno non poco alla storia dei Syndicate) vengono poste le basi per una nuova fase, che come dicevamo sarà molto ricca di “Africa”, anche se Zawinul ha sempre tenuto a precisare che la sua musica è cambiata più per la presenza di musicisti africani che per un mutamento radicale nel suo modo di comporre (del resto è noto che Zawinul ha sempre composto musica in modo estremamente dinamico e con una straordinaria abilità nell’adattare le sue composizioni ai musicisti che ha a disposizione in un dato momento).
Nel 1995 avviene infine l’incontro con Joakim Becker e con la sua ESC Records, una giovane casa discografica tedesca che, focalizzandosi sul genere fusion/jazz, permetterà a Zawinul ed ai suoi Syndicate una maggiore libertà espressiva, libera da vincoli commerciali troppo stringenti.
Da questa serie di avvenimenti, nasce “My People” (ESC, 1996), che in realtà è un album solista di Zawinul, pur con una forte partecipazione dei Syndicate, un lavoro che tesaurizza tutta l’attività svolta negli ultimi anni. Si tratta di un’opera davvero riuscita, e la nomination al Grammy come miglior album “world music” è un segnale appena adeguato a sottolineare l’importanza di questo disco, nel quale coesistono, abilmente intrecciate tra loro, influenze, generi, suoni, impressioni, linguaggi, davvero da ogni parte del mondo, con arrangiamenti assolutamente all’altezza della situazione.
I tour dal vivo che seguono, e che continuano dal 1996 al 2000, sono probabilmente i più esaltanti della storia dei Zawinul Syndicate. Accanto ad alcuni ritorni di illustri membri dei Weather Report (Victor Bailey, Manolo Badrena) compaiono musicisti di origine africana dall’abilità spaventosa (oltre al sopracitato Paco Sery, ricordiamo Richard Bona, bassista autodidatta di origine camerunense, e successivamente il batterista Karim Ziad). L’attività concertistica di questi anni è davvero ragguardevole: i Syndicate si esibiscono in tutto il mondo, con qualcosa come 130 concerti all’anno, numero tanto più rilevante se si considera l’età non giovanissima di Zawinul. Il livello qualitativo di queste performance è talmente alto da convincere Zawinul a produrre un doppio album dal vivo, il primo dopo 8:30 dei Weather Report. “World Tour” (ESC, 1998), questo il nome dell’album, è un lavoro che non dovrebbe mancare nella collezione di ogni amante della buona musica.
A partire dalla fine del 2000, con l’inserimento della band di nuovi musicisti, alcuni dei quali già presenti negli anni precedenti (Amit Chatterje alla chitarra, Nathaniel Townsley III alla batteria, Etienne ‘M’Bappé al basso) inizia una nuova fase che, sempre attraverso un’intensa attività dal vivo, porterà all’album “Faces & Places” (ESC, 2002), che inaugura uno stile nuovo che oltre a far tesoro del passato, porta a sonorità nuove, che Zawinul stesso definisce “più ballabili”, a sottolineare la forza coinvolgente della loro ritmica.
Gli anni successivi vedono la comparsa di Linley Marthe, straordinario bassista originario delle isole Mauritius, dotato di un groove spettacolare, e Sabine Kabongo, vocalist molto dotata, che Zawinul porterà con sé nei successivi tour.
Il recentissimo doppio album “Vienna Nights” (Birdjam, 2005), registrato dal vivo nel “Birdland”, il locale fondato e gestito da Zawinul a Vienna, e autoprodotto da Zawinul su una etichetta discografica di sua proprietà, seppur non eccezionale dal punto di vista del suono, mostra una band in ottima forma e molto ispirata, documentando degnamente l’attività dal vivo di questi ultimi anni.
Zawinul dedica il 2006 ad un tour con la WDR Big Band, nel quale reinterpreta i brani dei Weather Report con arrangiamento orchestrale; risultato del tour è il doppio album “Brown Street” (Birdjam, 2006).
Il resto è cronaca: nel 2007 i Zawinul Syndicate si sono esibiti, con diverse date italiane, in una formazione comprendente Paco Sery (batteria), Linley Marthe (basso), Sabine Kabongo (voce), Aziz Sahmaoui (voce, percussioni), Alegre Correa (chitarra) e Jorge Bezerra, funanbolico percussionista brasiliano, già membro del gruppo francese Saint Germain.
In conclusione, riteniamo che, seppur con canoni stilistici molto diversi da quelli che segnarono la carriera dei Weather Report, la musica dei Zawinul Syndicate abbia fatto molto per meritarsi un posto nella storia della fusion. Probabilmente occorreranno ancora diversi anni prima che un giudizio sufficientemente maturo e consapevole possa consolidarsi; forse gli stessi Weather Report devono ancora essere compresi a fondo, e sono tuttora vittima di errati giudizi di una parte della critica. Un giudizio imparziale non potrebbe negare, in ogni caso, l’eccezionalità di una carriera così portata alla sperimentazione ed all’innovazione, come quella di Joe Zawinul.

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